Tua nonna li comprava, tua madre li ha usati per pagarti l'università. I Buoni Fruttiferi Postali hanno attraversato generazioni di famiglie italiane, e ancora oggi tanti li considerano l'investimento sicuro per eccellenza. La domanda è se abbiano senso adesso, con tante alternative a portata di clic.
Perché piacciono così tanto
Il fascino dei buoni sta in tre cose: li garantisce lo Stato, li rimborsi quando vuoi senza perdere il capitale versato, e la tassazione sugli interessi è al 12,5% invece del 26%. Aggiungici che non costano nulla in commissioni e che sono esenti dall'imposta di bollo fino a 5.000 euro, e capisci perché restano nei cassetti di mezza Italia.
Il rovescio della medaglia è il rendimento. I buoni ordinari rendono poco nei primi anni e premiano solo chi li tiene quasi fino alla scadenza, che può arrivare a 20 anni. Se li riscatti dopo due o tre anni, il guadagno è spesso simbolico.
Per chi hanno senso oggi
- Chi vuole zero rischio assoluto e dorme male all'idea di vedere oscillare un investimento.
- Genitori e nonni che mettono da parte per un nipote con orizzonte lungo (i buoni dedicati ai minori esistono apposta).
- Da evitare se cerchi un rendimento serio nel breve periodo: lì un conto deposito vincolato spesso fa meglio.
C'è anche un aspetto pratico che spinge tante famiglie a tenerli: i buoni si intestano facilmente anche ai minori e passano senza complicazioni in caso di successione, perché sono nominativi e rintracciabili. Per un nonno che vuole lasciare qualcosa a un nipote senza creare grane burocratiche, è una comodità reale. Resta però il nodo del rendimento: prima di sceglierli al posto di un BTP, controlla sul sito di Poste il tasso effettivo a scadenza, perché cambia spesso e non sempre è competitivo.
Conviene vederli per quello che sono: una cassaforte comoda, non una macchina da rendimento. Una piccola contraddizione onesta: per somme che resteranno ferme tanti anni a favore di un bambino, oggi battono ancora parecchie alternative grazie alle versioni dedicate, che capitalizzano in modo più aggressivo. Per il resto, confronta sempre il tasso effettivo con quello di un BTP di pari durata prima di firmare.