La lettera di licenziamento arriva quasi sempre di venerdì. Passi il weekend a fare due conti sul telefono, apri l'app dell'INPS, cerchi "disoccupazione" e ti ritrovi davanti a una sigla che sembra un codice fiscale: NASpI. Il problema non è capire che esiste — quello lo sanno tutti. Il problema è che quasi nessuno sa quanto arriverà davvero sul conto il terzo mese, e ancora meno gente sa che quella cifra si riduce da sola, mese dopo mese, senza che tu debba fare nulla di sbagliato.
Nel 2026 le regole sono cambiate su alcuni punti importanti, e con la Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 sono stati aggiornati anche gli importi, in seguito alla rivalutazione ISTAT del +1,4%. Vale la pena guardare i numeri con calma, perché tra il lordo comunicato dall'INPS e quello che arriva davvero sul conto corrente esiste una differenza che coglie di sorpresa chi non se l'aspetta.
Quanto spetta davvero: il calcolo passo per passo
Il massimale mensile lordo della NASpI per il 2026 è di 1.584,70 euro. Attenzione però: è un tetto, non un punto di partenza — quasi nessuno lo raggiunge davvero. Il calcolo segue due scaglioni distinti. Se la tua retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni è pari o inferiore a 1.456,72 euro, l'indennità corrisponde al 75% di quella cifra. Se invece la superi, l'INPS applica il 75% sulla soglia (1.092,54 euro) più il 25% sulla parte eccedente, sempre fino al massimale. Ogni gennaio l'INPS rivede questi importi in base alla rivalutazione ISTAT, e il tetto del 2027 sarà quasi certamente un po' più alto di quello di quest'anno. La retribuzione media, va detto, non si calcola sull'ultima busta paga: si ottiene sommando tutte le retribuzioni imponibili degli ultimi quattro anni, dividendole per le settimane di contribuzione e moltiplicando per il coefficiente 4,33.
Facciamo un esempio concreto, perché sulla carta la formula sembra più complicata di quanto sia in pratica. Con una retribuzione media di 1.200 euro al mese, l'assegno lordo iniziale sarà di 900 euro — il 75% netto e semplice, perché sei sotto la soglia. Con una retribuzione media di 2.000 euro, invece, il calcolo diventa: 75% su 1.092,54 (cioè 819,40 euro) più il 25% sui restanti 907,46 euro (226,87 euro), per un totale di circa 1.046 euro lordi. Per arrivare al massimale di 1.584,70 euro servirebbe una retribuzione media di almeno 3.425,36 euro al mese, una soglia che in pratica pochissimi lavoratori dipendenti raggiungono. Anche i profili con stipendi medio-alti, quindi, restano ben lontani dal tetto massimo nella vita reale. È un dettaglio che genera spesso aspettative sbagliate in chi guarda solo il numero comunicato dai giornali, senza rifare il calcolo sulla propria busta paga.
E qui arriva la parte che quasi nessun sito istituzionale scrive a chiare lettere: quella cifra è lorda. Al netto della tassazione IRPEF, l'importo che finisce davvero sul conto è più basso di circa il 20-25%. Chi pianifica il proprio budget familiare sui 900 euro lordi dell'esempio sopra rischia di trovarsi con 700 euro reali — una differenza che pesa, specialmente nei mesi in cui l'affitto o la rata del mutuo non aspettano nessuno.
La trappola del decalage: il taglio che arriva dal sesto mese
Qui sta il punto che sorprende quasi tutti quelli che ricevono la NASpI per la prima volta.
Dal sesto mese di fruizione, cioè dal 151° giorno, l'importo si riduce del 3% ogni mese, calcolato sulla cifra percepita il mese precedente. Non è una riduzione semplice: è composta. Significa che al mese 6 ricevi il 97% del tuo importo iniziale, al mese 7 ricevi il 97% di quello che hai preso al mese 6, e così via — un piccolo effetto a cascata che si accumula più di quanto sembri a prima vista.
Facciamo due conti anche qui. Al nono mese di NASpI hai già subito quattro riduzioni consecutive (mesi 6, 7, 8, 9), pari a un taglio complessivo intorno all'11,5% rispetto all'importo di partenza. Chi ha impostato il proprio budget sulla prima mensilità, senza tenere conto del decalage, si accorge del problema proprio quando la ricerca di un nuovo lavoro comincia a farsi più difficile — nei mesi centrali della disoccupazione, non nei primi.
C'è una novità del 2026 che vale la pena conoscere, soprattutto se hai più di 55 anni: fino allo scorso anno, per questa fascia di lavoratori il decalage scattava più tardi, dall'ottavo mese invece che dal sesto. La Legge di Bilancio 2026 ha eliminato questa distinzione. Da quest'anno la regola è identica per tutti, indipendentemente dall'età: la riduzione del 3% mensile parte sempre dal sesto mese di fruizione. Chi si affida a guide o forum del 2024 rischia di pianificare il proprio budget su una regola che non esiste più.
Quanto dura e chi può davvero richiederla
La durata della NASpI non è fissa: corrisponde alla metà delle settimane di contribuzione versate nei quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, fino a un massimo di 24 mesi (104 settimane). Chi ha lavorato con continuità per otto anni, quindi, può arrivare al tetto massimo. Chi ha un percorso più discontinuo, fatto di contratti brevi alternati a periodi senza lavoro, riceve un'indennità proporzionalmente più corta.
C'è un'eccezione che riguarda i lavoratori under 35: per loro la durata massima è fissata a 18 mesi (circa 78 settimane), anche quando la storia contributiva darebbe teoricamente diritto a 24 mesi. È una delle asimmetrie meno pubblicizzate della normativa, e chi ha meno di 35 anni farebbe bene a tenerne conto prima di fare progetti a lungo termine sull'assegno.
Per avere diritto alla NASpI servono due requisiti minimi: 13 settimane di contribuzione e 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi quattro anni. In più, la perdita del lavoro deve essere involontaria — le dimissioni volontarie escludono il diritto, salvo il caso di dimissioni per giusta causa, che va documentata. Chi si dimette pensando di poter comunque accedere alla NASpI nella maggior parte dei casi resta deluso: è un errore che si vede più spesso di quanto si pensi, di solito quando ormai è troppo tardi per tornare sui propri passi.
Come e quando presentare la domanda
La domanda va presentata all'INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Superato questo termine, il diritto decade e non c'è modo di recuperarlo, quindi conviene muoversi subito, anche mentre si aspettano ancora documenti dal datore di lavoro come la lettera di licenziamento formale.
La procedura si può seguire in autonomia tramite il sito INPS con SPID, CIE o CNS, oppure appoggiandosi a un patronato — CGIL, CISL, UIL e ACLI ne gestiscono di propri in quasi ogni città, e il servizio è gratuito. Meglio rivolgersi a un patronato se la propria situazione contributiva è complessa: contratti misti, periodi all'estero, partite IVA aperte e chiuse nel tempo. Il rischio di sbagliare un dato nella domanda online, quando la storia lavorativa non è lineare, non vale il risparmio di un appuntamento.
NASpI e lavoro: cosa puoi fare senza perderla
Molti pensano che percepire la NASpI significhi non poter lavorare affatto, e non è così. Con un nuovo lavoro dipendente, il reddito annuo previsto non deve superare 8.500 euro; con un lavoro autonomo o una partita IVA, il limite scende a 5.500 euro. In entrambi i casi, l'indennità non si azzera automaticamente: viene ridotta dell'80% del reddito previsto, e la comunicazione all'INPS va fatta entro 30 giorni tramite il modello NASpI-COM.
Ci sono situazioni in cui conviene comunque accettare un lavoretto occasionale sotto quella soglia, anche se riduce leggermente l'assegno: mantiene la continuità contributiva e, soprattutto, tiene aggiornato il proprio profilo professionale mentre si cerca qualcosa di più stabile. Da evitare, invece, è il lavoro nero durante la NASpI: oltre al rischio di sanzioni, l'INPS incrocia i dati con l'Agenzia delle Entrate, e chi viene scoperto deve restituire tutte le mensilità percepite indebitamente.
Un vantaggio che quasi nessuno considera
C'è un aspetto della NASpI che si perde nella conversazione sui numeri e che vale la pena tenere presente. La contribuzione figurativa accreditata durante il periodo di fruizione è gratuita e conta ai fini del calcolo della pensione futura, esattamente come se in quei mesi si stesse lavorando. Non è un dettaglio da poco per chi ha una carriera lavorativa già frammentata: ogni mese di NASpI è un mese di contributi che altrimenti mancherebbe del tutto.
Dal 1° gennaio 2026 è cambiata anche la modalità di anticipazione per chi vuole avviare un'attività autonoma con la NASpI residua: prima veniva erogata in un'unica soluzione, ora arriva in due rate — il 70% subito dopo l'accoglimento della domanda, il restante 30% al termine della durata teorica dell'indennità oppure entro sei mesi dalla richiesta di anticipazione. Chi sta valutando di aprire una partita IVA con questi fondi deve tenerne conto nella pianificazione: il capitale iniziale disponibile è più basso di quanto lo fosse fino allo scorso anno, e i primi mesi di attività vanno gestiti con un margine più stretto.
- Controlla la tua retribuzione media degli ultimi quattro anni sul portale INPS prima di fare qualsiasi stima — molti si basano solo sull'ultima busta paga, che spesso non coincide con la media reale.
- Segna in agenda il termine di 68 giorni dal giorno stesso della cessazione, non da quando ricevi la lettera formale.
- Se prevedi entrate occasionali durante la NASpI, calcola in anticipo la soglia annua di 8.500 o 5.500 euro a seconda del tipo di lavoro.
- Rivedi il budget familiare considerando il netto, non il lordo, e tenendo conto del decalage dal sesto mese in poi.
Chi imposta il proprio budget sul primo bonifico, senza guardare oltre, si ritrova spesso a rincorrere la situazione proprio quando servirebbe più lucidità per cercare un nuovo lavoro. Vale la stessa logica di qualsiasi entrata a scadenza: meglio sapere in anticipo come cambierà, piuttosto che scoprirlo un mese alla volta guardando l'estratto conto.