A Palazzo Chigi, la cabina di regia sulla Legge di Bilancio si riunisce tradizionalmente nella seconda metà di settembre, ben prima che il testo arrivi in Consiglio dei Ministri a fine ottobre. Ed è proprio in queste settimane, tra la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (la NADEF, attesa entro il 27 settembre per legge) e le prime indiscrezioni di stampa, che si capisce davvero dove andrà a parare la Manovra 2027. Chi aspetta dicembre per informarsi arriva sempre tardi: le scelte più rilevanti per il portafoglio delle famiglie — dall'IRPEF ai bonus casa, fino alle detrazioni per i figli — si decidono nelle riunioni di questo mese, anche se il testo definitivo cambierà ancora più volte prima dell'approvazione a fine anno.
Le indiscrezioni circolate finora indicano una manovra da 25-30 miliardi di euro, cifra che si conferma in linea con quella dello scorso anno, ma con una differenza sostanziale nella destinazione delle risorse: mentre nel 2026 la priorità era stata la conferma del taglio del cuneo fiscale, per il 2027 diverse fonti parlamentari parlano di un possibile intervento più mirato sulle famiglie con figli a carico, complice anche la pressione delle associazioni familiari dopo un'estate di dati ISTAT poco incoraggianti sulla natalità. Va detto con chiarezza: si tratta ancora di ipotesi sul tavolo, non di norme scritte, e la storia recente delle ultime cinque manovre insegna che tra le bozze di settembre e il testo approvato a dicembre le differenze sono spesso significative.
IRPEF: cosa filtra sulla terza aliquota
Il tema più seguito riguarda l'ipotesi di un ulteriore intervento sulla terza aliquota IRPEF, quella al 43% che scatta oltre i 50.000 euro di reddito. Dopo la riduzione degli scaglioni portata a termine con la riforma del biennio precedente, alcune forze di maggioranza spingono per abbassare ulteriormente la soglia di ingresso nell'aliquota intermedia del 35%, oggi fissata tra 28.000 e 50.000 euro. Conviene guardare con cautela a questo tipo di annunci di settembre: interventi di questa portata hanno un costo stimato che si aggira, secondo le prime simulazioni circolate tra gli addetti ai lavori, tra 3 e 5 miliardi di euro l'anno, una cifra che raramente trova copertura piena nella prima bozza e che tende a essere ridimensionata durante il passaggio parlamentare.
Meglio, quindi, non pianificare spese o investimenti sulla base di un risparmio fiscale ancora ipotetico. Chi ha un reddito lordo intorno ai 45.000-55.000 euro, la fascia più coinvolta da un eventuale ritocco della soglia, farebbe bene ad aspettare almeno la NADEF di fine settembre prima di considerare affidabile una qualsiasi stima di risparmio annuo che circola sui social o sui titoli dei giornali.
Bonus casa: la partita delle detrazioni edilizie tra conferma e ridimensionamento
Sul fronte immobiliare, le bozze di settembre confermano la tendenza già vista negli ultimi tre anni: una progressiva riduzione delle detrazioni per ristrutturazione, oggi al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde case, con l'ipotesi di un ulteriore taglio di qualche punto percentuale a partire da gennaio 2027. La cedolare secca sugli affitti brevi, argomento caldo anche per il settore turistico, resta nell'agenda ma le indiscrezioni parlano più di un affinamento dei controlli che di un cambio drastico delle aliquote attuali.
Chi ha in programma lavori di ristrutturazione importanti — un cappotto termico, la sostituzione della caldaia, un intervento antisismico — dovrebbe seriamente considerare di anticipare l'inizio dei lavori entro dicembre 2026, prima che scattino eventuali nuove percentuali più basse. Non è un consiglio da prendere alla leggera: su una ristrutturazione da 40.000 euro, un taglio di cinque punti percentuali nella detrazione significa 2.000 euro in meno recuperati nell'arco dei dieci anni previsti dalla normativa attuale. Meglio muoversi ora con un preventivo firmato e i lavori avviati, piuttosto che scoprire a gennaio che le regole sono cambiate.
Assegno Unico e bonus famiglia: cosa cambia davvero
Sull'Assegno Unico Universale, lo strumento che dal 2022 sostituisce la vecchia galassia di bonus bebè e detrazioni per figli a carico, le prime bozze parlano di un possibile aumento degli importi per i nuclei con ISEE sotto i 17.000 euro, fascia che oggi riceve l'importo massimo di circa 201 euro mensili per figlio. Le associazioni familiari chiedono un incremento del 5-8%, ma anche qui la cautela è d'obbligo: gli aumenti dell'Assegno Unico degli ultimi due anni sono stati sistematicamente più contenuti rispetto alle richieste iniziali, complice il tetto di spesa fissato dal Ministero dell'Economia.
Più concreta, secondo le fonti parlamentari, l'ipotesi di confermare e forse ampliare la maggiorazione per le famiglie con tre o più figli, oggi pari a 150 euro aggiuntivi al mese complessivo indipendentemente dall'ISEE. Se la misura verrà confermata nel testo definitivo, rappresenterebbe una delle poche certezze già visibili nelle bozze di settembre, a differenza di IRPEF e bonus casa dove le variabili restano numerose.
Perché conviene seguire le bozze invece di aspettare il testo definitivo
Molte famiglie italiane commettono lo stesso errore ogni anno: ignorano le indiscrezioni di settembre e ottobre, salvo poi scoprire a metà dicembre — quando la Legge di Bilancio viene approvata, spesso con voto di fiducia negli ultimi giorni utili prima della scadenza del 31 dicembre — che le finestre per agire, penso ai lavori di ristrutturazione o ai versamenti su strumenti di previdenza integrativa, si sono già chiuse. Seguire la NADEF di fine settembre e le prime bozze del testo, pur con tutta la cautela dovuta alla loro natura provvisoria, permette di programmare con qualche settimana di anticipo reale, invece di rincorrere le scadenze a manovra già approvata.
Un consiglio pratico: le fonti più affidabili in questa fase non sono i titoli sensazionalistici dei quotidiani, ma i comunicati ufficiali del Ministero dell'Economia e delle Finanze e le bozze effettivamente depositate in Parlamento, consultabili sul sito della Camera una volta iniziato l'iter. Tra un titolo che annuncia "meno tasse per tutti" e il testo dell'articolo effettivo, la distanza è spesso enorme — ed è proprio in quella distanza che si nascondono i dettagli che decidono se una misura conviene davvero alla propria famiglia o resta solo un annuncio.
Previdenza integrativa: la scadenza di dicembre che rischia di finire ignorata
Un aspetto che le bozze di settembre toccano solo marginalmente, ma che vale la pena tenere d'occhio per conto proprio, riguarda i fondi pensione. Il limite di deducibilità dei versamenti a un fondo pensione integrativo resta fissato a 5.164,57 euro l'anno, una soglia che non si tocca da tempo e che nessuna delle bozze circolate finora propone di alzare. Chi ha margine di risparmio e non ha ancora versato l'importo massimo deducibile per il 2026 ha tempo fino al 31 dicembre per farlo, indipendentemente da cosa deciderà la Manovra 2027 — e visto che l'incertezza sulle aliquote IRPEF future rende difficile calcolare con precisione il risparmio fiscale dell'anno prossimo, versare quest'anno con le regole attuali, già note e verificabili, resta la scelta più prudente per chi vuole ottimizzare la dichiarazione dei redditi.
Da evitare, invece, la tentazione di rimandare tutto a gennaio "per vedere cosa cambia". Le famiglie che ogni anno aspettano il testo definitivo della Legge di Bilancio prima di muoversi perdono sistematicamente le finestre di dicembre su previdenza integrativa, versamenti a fondi sanitari integrativi e in alcuni casi anche sulle scadenze per i lavori edilizi agevolati. Le bozze di settembre non danno certezze assolute, ma danno un'indicazione di tendenza sufficiente per decidere, con margine di qualche settimana, se conviene agire entro l'anno in corso o se davvero ha senso aspettare la norma definitiva.