A settembre, quando arrivano i primi bollettini di allerta meteo per le piogge autunnali, molte famiglie italiane scoprono di avere in casa un problema che avevano rimandato per anni: la polizza contro incendio e catastrofi naturali che non hanno mai sottoscritto, o che hanno lasciato scadere senza rinnovare. Secondo i dati raccolti da Facile.it, solo la metà delle abitazioni italiane è coperta da un'assicurazione contro l'incendio, e la percentuale scende ulteriormente se si guarda alla protezione specifica contro terremoti, alluvioni e frane. Nel frattempo, dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l'obbligo per tutte le micro e piccole imprese italiane di stipulare una polizza contro i rischi catastrofali, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e più volte prorogato per singoli settori — l'ultima proroga, al 31 marzo 2026, ha riguardato ristorazione, turismo e pesca.
Chi vive in una casa di proprietà, però, non è un'impresa, e la domanda che arriva più spesso nelle richieste di consulenza finanziaria familiare è semplice: l'obbligo riguarda anche i privati, oppure no? La risposta, al momento, è netta: no. La normativa del 2024 e le sue proroghe successive parlano esclusivamente di aziende iscritte al Registro delle imprese, con l'eccezione delle imprese agricole. Per chi possiede una casa per uso abitativo non esiste alcun obbligo di legge paragonabile, e nessun testo attualmente in discussione al Parlamento fissa una data certa per cambiare le cose. Questo non significa che il tema non riguardi le famiglie — significa solo che, per ora, la scelta resta volontaria, e proprio per questo va valutata con più attenzione, non con meno. Chi aspetta un obbligo che ancora non esiste rischia semplicemente di restare scoperto per anni, mentre il costo medio dei danni da eventi estremi in Italia continua a salire.
Cosa copre davvero una polizza catastrofale per la casa
Le polizze pensate per le abitazioni private seguono di solito una struttura a moduli. La base è quasi sempre incendio e scoppio, a cui si aggiungono — come opzioni separate, quasi mai incluse di default — eventi atmosferici, alluvione, allagamento e terremoto. Ogni garanzia ha un proprio massimale, una propria franchigia e, nel caso del terremoto, spesso anche uno scoperto minimo che scatta solo oltre una certa soglia di danno. Conviene leggere il fascicolo informativo riga per riga prima di firmare, perché è lì che si nascondono le differenze reali tra una polizza da 90 euro e una da 400.
Un esempio aiuta più di una definizione generale. Per un appartamento a Milano, un preventivo tipico di UnipolSai per la copertura eventi atmosferici e catastrofi naturali si è aggirato attorno ai 118 euro l'anno, con circa 21 euro dedicati specificamente al rischio terremoto. Per una villetta vicino a un corso d'acqua a Prato, la stessa combinazione di garanzie è arrivata quasi a 494 euro, con la voce terremoto che da sola pesava per 260 euro. Ecco il punto che sorprende chi confronta i due casi per la prima volta: non è il valore dell'immobile a spiegare quasi 400 euro di differenza, ma la sua posizione geografica. La differenza non dipende dal capriccio della compagnia: dipende dalla zona sismica, dalla vicinanza a fiumi o torrenti e dal valore ricostruttivo dell'immobile, tre variabili che il preventivatore online calcola in pochi secondi ma che raramente vengono spiegate al cliente in modo chiaro. Due appartamenti identici per metratura e finiture, distanti cento chilometri l'uno dall'altro, possono avere premi che si scostano anche del triplo, e nessuna delle due famiglie coinvolte lo scopre finché non chiede un preventivo vero.
Quanto costa in pratica, fascia per fascia
Le stime aggregate confermano l'ordine di grandezza di questi esempi singoli. Per un appartamento fino a 100 metri quadri in zona a basso rischio sismico e idrogeologico, il premio annuo di una polizza catastrofale parte in genere da 60-90 euro. Salendo verso una copertura più ampia — incendio, scoppio, responsabilità civile, furto, danni da acqua ed eventi atmosferici — si arriva più facilmente a una fascia tra 300 e 450 euro l'anno, e se si aggiunge il terremoto il totale può toccare i 400-600 euro. Secondo l'analisi di Facile.it sulle fasce di rischio, un'abitazione a basso rischio si colloca tipicamente tra 100 e 250 euro annui con franchigia intorno al 10% del danno, mentre una a rischio medio sale a 250-500 euro con franchigia al 15%.
- Zona a basso rischio sismico e lontana da corsi d'acqua: budget realistico 100-250 euro l'anno per una copertura base più terremoto.
- Zona a rischio medio (vicinanza a fiumi, area sismica di seconda o terza categoria): 250-500 euro.
- Immobili di pregio o con valore ricostruttivo elevato, oppure in zone ad alto rischio idrogeologico, dove il premio può facilmente superare i 600 euro l'anno.
Questi numeri non sono statici. Secondo i dati ANIA, nel 2024 i premi delle polizze incendio sono cresciuti dell'11,2%, mentre l'intero comparto delle assicurazioni danni è salito del 7,9% — un ritmo di crescita legato direttamente all'aumento della frequenza e del costo dei fenomeni climatici estremi. Chi rimanda la scelta di un anno non sta solo posticipando una spesa: sta probabilmente scommettendo su un premio più basso di quello che troverà tra dodici mesi.
Il legame (poco raccontato) con il mutuo
Se hai un mutuo, probabilmente sei già assicurato — ma non come pensi.
C'è un punto che quasi nessuna guida generalista mette abbastanza in evidenza: se hai un mutuo in corso, probabilmente hai già una polizza incendio, perché le banche la richiedono quasi sempre come condizione per erogare il finanziamento — non per legge, ma per prassi contrattuale consolidata, dato che l'immobile è la garanzia del prestito. Il problema è che questa polizza "di banca" copre spesso solo incendio e scoppio, con un massimale calibrato sul valore del mutuo residuo, e non include automaticamente terremoto o alluvione. Molti proprietari scoprono questo dettaglio solo dopo un danno, quando è troppo tardi per intervenire.
Meglio, in questi casi, chiedere alla propria banca o al proprio consulente una copia esatta delle garanzie incluse nella polizza legata al mutuo, e integrare separatamente ciò che manca — terremoto e alluvione, quasi sempre. Da evitare, invece, la scorciatoia opposta: sottoscrivere una seconda polizza completa senza prima verificare le sovrapposizioni con quella esistente, perché in caso di sinistro le due compagnie possono limitarsi a coprire pro quota, lasciando comunque una parte del danno a carico della famiglia.
Cosa aspettarsi dal dibattito politico sui privati
Il tema di un possibile obbligo esteso ai proprietari di casa non è scomparso dal dibattito pubblico, anche se non si è ancora tradotto in un testo di legge. Le associazioni dei consumatori e parte del settore assicurativo continuano a spingere per un intervento simile a quello già in vigore per le imprese, sia per aumentare la quota di abitazioni coperte — oggi ferma al 50% — sia per alleggerire il peso dei risarcimenti pubblici dopo ogni alluvione o terremoto, oggi finanziati quasi interamente da fondi statali e regionali. Nessuna proposta concreta, però, ha ancora una data di entrata in vigore per i privati, e la storia recente delle proroghe concesse alle imprese — dal 2025 fino al 31 marzo 2026, e in alcuni casi oltre — suggerisce che un eventuale obbligo per le famiglie, se arriverà, avrà probabilmente tempi di attuazione lunghi.
Questo non è un motivo per aspettare. Aspettare un'eventuale legge significa restare scoperti negli anni in cui il rischio, secondo tutti gli indicatori disponibili, sta aumentando e non diminuendo. Chi pianifica il bilancio familiare dovrebbe trattare la polizza casa come una voce di spesa fissa, alla pari dell'assicurazione auto, non come un extra da valutare solo dopo un'alluvione nel quartiere.
Come inserirla nella pianificazione finanziaria familiare
Nel bilancio di una famiglia media, una polizza catastrofale da 200-400 euro l'anno pesa poco più di 20-30 euro al mese — meno di un abbonamento streaming, e con una funzione completamente diversa: non è un consumo, è un trasferimento del rischio. La logica è la stessa che porta a scegliere un conto deposito garantito dal Fondo Interbancario invece di tenere tutto liquido su un conto corrente: si accetta un piccolo costo certo per eliminare un rischio grande e imprevedibile. Per una famiglia che ha già un mutuo, un fondo pensione e magari un piano di accumulo su ETF, la casa resta spesso l'asset più grande e meno protetto del patrimonio complessivo — un controsenso che vale la pena correggere prima della prossima stagione di allerte meteo.
Un consiglio pratico prima di firmare: chiedi sempre almeno tre preventivi, verifica la franchigia reale (non solo il premio annuo, che da solo racconta metà della storia) e controlla la zona sismica del tuo comune sul sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, perché la classificazione ufficiale incide direttamente sul prezzo che ti verrà proposto. Le compagnie usano gli stessi dati pubblici per calcolare il rischio — non c'è motivo per cui tu non debba conoscerli prima di negoziare.