Capital gain al 26%: la tassa sui tuoi investimenti

Capital gain al 26%: la tassa sui tuoi investimenti

Hai comprato delle azioni, le hai rivendute con un guadagno e ti aspettavi di intascare tutto. Poi scopri che lo Stato ne vuole una fetta. Quel prelievo si chiama capital gain, e capirlo prima di investire ti evita brutte sorprese al momento di fare cassa.

Quanto trattiene lo Stato

Sui guadagni da investimenti finanziari l'aliquota è del 26%. Vale per le plusvalenze su azioni, ETF, fondi, obbligazioni societarie, e anche per i dividendi e gli interessi dei conti deposito. C'è però un'eccezione importante: i titoli di Stato italiani ed equiparati, come i BTP, e quelli dei Paesi in white list, sono tassati al 12,5%, cioè meno della metà.

Questa differenza spiega perché, a parità di rendimento lordo, un BTP può battere un conto deposito al netto delle tasse: 100 euro di interessi diventano 87,50 con il titolo di Stato e solo 74 con il deposito.

Regime amministrato o dichiarativo

  • Regime amministrato: la banca fa da sostituto d'imposta e versa lei la tassa. Comodo, non devi pensarci.
  • Regime dichiarativo: te la calcoli e la dichiari tu, utile con broker esteri ma più impegnativo.
  • Le minusvalenze (le perdite) si possono compensare con i guadagni futuri entro quattro anni, ma con regole precise.

Un punto che genera errori riguarda i fondi ed ETF cosiddetti ad accumulazione. Finché non vendi, non realizzi alcuna plusvalenza e quindi non paghi nulla: la tassa scatta solo al momento del disinvestimento. Questo permette di rimandare il prelievo del 26% e lasciare lavorare anche la parte che altrimenti avresti versato al fisco, un piccolo vantaggio del differimento. Diverso è il caso dei prodotti a distribuzione, che staccano cedole o dividendi tassati subito a ogni erogazione. Tieni infine traccia delle date di acquisto di ogni strumento: ti serve a calcolare correttamente la plusvalenza e a sfruttare eventuali minusvalenze prima che scadano i quattro anni utili.

Un dettaglio che fa risparmiare: le perdite su un investimento non sono soldi persi del tutto a livello fiscale. Se vendi in perdita, generi una minusvalenza che abbatte le tasse sui guadagni successivi, ma attenzione, non tutte si compensano con tutto. Le minusvalenze su azioni, per esempio, non si scaricano sui proventi dei fondi ed ETF. Conviene tenere un registro delle proprie operazioni e parlarne con la banca prima che scada il quadriennio.