Se hai aperto un conto deposito vincolato nell'autunno del 2023, probabilmente lo ricordi bene: c'era chi offriva il 4% lordo a dodici mesi e sembrava quasi troppo bello. Oggi quella stagione è finita. La Banca Centrale Europea ha portato il tasso sui depositi al 2% a giugno 2025 e da allora è rimasta ferma, e le banche italiane hanno seguito a ruota. Chi sta rinnovando un vincolo in queste settimane si trova davanti offerte che raramente superano il 2,5% lordo, spesso meno.
La domanda che mi arriva più spesso, da quando i tassi hanno smesso di salire, è sempre la stessa: conviene ancora bloccare i soldi su un conto deposito, oppure ormai il gioco non vale la candela? La risposta breve è che dipende da cosa ci metti accanto. Quella lunga richiede di fare due conti veri, con le cifre del 2026, non con i ricordi del 2023.
Quanto rende davvero un conto deposito oggi
Prendiamo un esempio concreto. Metti 20.000 euro su un vincolo a 12 mesi al 2,5% lordo. Sul rendimento lordo, 500 euro, lo Stato trattiene il 26% di imposta sulle rendite finanziarie: restano 370 euro. A questo va sottratta l'imposta di bollo, lo 0,20% annuo sul saldo, cioè 40 euro su 20.000. Il netto reale in tasca scende a 330 euro: l'1,65% effettivo.
Non è una cifra disprezzabile per soldi che devono restare liquidi e al sicuro, ma cambia parecchio il discorso rispetto al 4% sbandierato in pubblicità due anni fa. E qui arriva il punto che molti ignorano: con l'inflazione italiana che a maggio 2026 viaggia poco sotto il 2%, quell'1,65% netto significa che il tuo capitale, in termini di potere d'acquisto, sta sostanzialmente fermo. Non lo stai erodendo, ma non lo stai nemmeno facendo crescere.
L'imposta di bollo che nessuno calcola
Quello 0,20% di bollo sembra una bazzecola, e su importi piccoli lo è. Ma è proporzionale al saldo, non al rendimento. Su un conto deposito da 50.000 euro sono 100 euro l'anno che se ne vanno a prescindere da quanto la banca ti riconosce. Su rendimenti bassi pesa molto: a parità di tasso, più alto è il saldo, più il bollo si mangia una fetta percentuale di interesse. Tienine conto quando confronti due offerte, perché alcune banche lo pagano per te come promozione, altre no.
Perché il BTP è tornato al centro del discorso
C'è un motivo fiscale preciso per cui, con i tassi dei depositi in calo, sempre più risparmiatori italiani guardano ai titoli di Stato. Sui BTP, sui BOT e in generale sui titoli emessi dallo Stato italiano, l'imposta sulle rendite non è il 26% ma il 12,5%. Su un rendimento lordo identico, quindi, il netto è nettamente superiore.
Facciamo il confronto diretto. Un BTP che rende il 3% lordo lascia in tasca, dopo il 12,5%, il 2,625% al netto della sola imposta sostitutiva. Un conto deposito dovrebbe offrire oltre il 3,5% lordo per arrivare allo stesso netto, e oggi quasi nessuno lo fa. Aggiungi che dal 2024 i BTP detenuti sono esenti dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro, e capisci perché lo Stato continua a piazzare emissioni come il BTP Valore e il BTP Più con cedole crescenti rivolte esplicitamente alle famiglie.
Attenzione però: il BTP non è un conto deposito travestito. Se lo compri e devi rivenderlo prima della scadenza, il prezzo di mercato può essere sotto quello di acquisto, e ci rimetti. Il vincolo del conto deposito, al contrario, ti restituisce sempre il capitale intero alla scadenza, e in molti casi anche prima con una penale sui soli interessi. Sono due strumenti per due esigenze diverse, non l'uno il sostituto dell'altro.
Come dividere la liquidità nel 2026
Quello che suggerisco a chi ha qualche decina di migliaia di euro fermi sul conto corrente è di smettere di ragionare per blocchi unici. Non esiste lo strumento perfetto, esiste la combinazione adatta al tuo orizzonte temporale.
- I soldi che ti servono entro pochi mesi (l'auto da cambiare, le tasse di luglio, il fondo per gli imprevisti) restano liquidi o su un conto deposito svincolabile. Qui non cerchi rendimento, cerchi di averli pronti.
- I soldi che puoi immobilizzare per uno o due anni vanno bene su un vincolo, ma solo se trovi un tasso che dopo bollo e imposta resta sopra l'inflazione. Sotto il 2,5% lordo, oggi, fai fatica.
- I soldi che non toccherai per qualche anno sono quelli per cui il vantaggio fiscale del BTP conta davvero, soprattutto se acquisti vicino a un'emissione nuova e tieni il titolo fino a scadenza.
Un errore che vedo spesso: tenere 40.000 euro sul conto corrente "in attesa di decidere". Quei soldi, fermi, perdono ogni anno il 2% abbondante di potere d'acquisto per via dell'inflazione, più il bollo sopra i 5.000 euro di giacenza media. L'indecisione costa, ed è la cosa di cui nessuna banca ti avvisa.
Cosa controllare prima di firmare un vincolo
Prima di spostare un euro, tre verifiche che ti risparmiano sorprese. La prima: la banca aderisce al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi? La garanzia copre fino a 100.000 euro per intestatario per banca, ed è il motivo per cui anche le banche piccole e online sono sicure entro quella soglia. La seconda: il vincolo è svincolabile e a quali condizioni? Alcuni restituiscono solo il capitale, altri ti riconoscono parte degli interessi maturati. La terza: chi paga il bollo, tu o la banca?
Il 2026 non è l'anno dei rendimenti facili come il 2023, ma non è nemmeno l'anno in cui lasciare i soldi fermi. Tra un conto deposito scelto con criterio e un BTP comprato per il vantaggio fiscale, gli strumenti per battere l'inflazione ci sono ancora. Quello che è cambiato è che adesso bisogna fare i conti sul serio, riga per riga, prima di firmare.